Comune di Pietrapertosa (Pz)

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GLI ITINERARI

Il turista che vuole visitare Pietrapertosa, sale, in undici chilometri, da quattrocento a millecento metri di altitudine, e, via via che sale per ripidi , stretti tornanti, un paesaggio nuovo emerge e si slarga intorno:verdi vallate e alte cime, sempre più alte: guglie dentate,frastagliate, aguzze,che richiamano singolarmente il paesaggio dolomitico.

Giunti in cima,è preferibile lasciare la macchina per poter meglio ammirare il paese in grembo a queste rocce inclinate, a sghimbescio lamellate, grandi,quasi come una creatura tra le braccia della madre, tenuta stretta per non cadere.

Prima di oltrepassare le rocce,in un piccolo spiazzo chiamato “ Sotto San Rocco “ appaiono una grande croce “ IL CALVARIO “, e, nell’incavo dell’estremo lembo roccioso, un affresco del 1739 raffigurante San Rocco.

E poi, come per magia, ecco il paese, a forma di anfiteatro, protetto dalle rocce, che lo difendono dai venti del Nord e circondato dalle montagne di Caperrino. La pianta topografica è disegnata a triangolo. I vertici sono: l’Ostiello al centro, la Chiesa madre a nord-ovest e il Convento di S. Francesco a sud-ovest.

Qui l’antico e il moderno si fondono con discrezione:

- non grandi palazzi feudali- eccezion fatta per il Palazzo ALBANI in Piazza Garibaldi, ma vecchie case signorili accanto a casette accoglienti a uno o due piani;
- Museo della civiltà contadina situato all’interno di una piccola abitazione del rione Arabata
- straduzze,vicoli, scalinate scolpite nella roccia , cortili, anguste piazzette a cui si contrappone una molto ampia, ancora senza nome, all’innesto tra la tangenziale e Via Garibaldi.
- i bagni pubblici, privi di barriere architettoniche;
- piccoli supermercati;
- un tabacchino dove si possono acquistare piccoli souvenir;
- La casa di Penelope e Cirene;
- L’albergo ristorante “Il Frantoio”, situato nei locali di un vecchio frantoio;
- Il ristorante “Le Rocce” con la saletta adibita a bar arricchita da attrezzi della civiltà contadina;
- Un agriturismo a pochi chilometri dal centro abitato

Tutti e tre offrono al forestiero piatti locali all’insegna della genuinità e del sapore antico;

- Due Bar
- Un forno a legna dove si possono assaporare oltre che il pane, pizze, focacce, “calzoni ripieni”e biscotti dolci e salati

Sono presenti i servizi sociali: Scuole Materne, Elementari e Medie, Ambulatorio, Municipio, Caserme dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato, Ufficio Postale

Alle estremità del centro storico, due chiese sembrano tendersi le braccia per chiudere in un unico amplesso amoroso uomini e cose, mentre ai piedi del castello si adagia il rione ARABATA. Due monumenti dicono il ricordo della gente ai suoi figli migliori e, fra essi, la villa comunale, un tempo Parco della Rimembranza, con tanti olmi quanti erano stati i caduti della grande guerra. Tante cappelline gentilizie testimoniano la fede di un popolo che sempre in Dio fida. In questa realtà si ama, si nasce, si vive, si lotta e si muore. I figli di questa terra pietrosa, arida rude ed aspra sono laboriosi e onesti. Molti sono diplomati e laureati e portano nel mondo il contributo della loro cultura in tutti i campi, altri portano quello del loro lavoro, ma tutti con dignità e dedizione. Qui, dove l’ospitalità è sacra, tra gente semplice, gentile, umile, manon servile, si ritrovano la dimensione e il sapore di un tempo perduto.

 

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